LA SCELTA del PADRINO o MADRINA

a cura di don Giuseppe

Da diversi anni si poneva il problema della grande diversità con cui, nelle diverse parrocchie, si affrontantava la questione. Spesso la scelta di ammettere al padrinato o madrinato una persona era lasciata alla libera intepretazione del parroco di turno con il rischio dei due estremi: limitare fin oltre ogni ragionevole obiezione la presenza del padrino o madrina oppure allargare talmente tanto per cui la figura del padrino stesso risultava compromessa e svuotata di ogni sua valenza cristiana.

Papa Francesco non ha mai abolito le norme che regolano attualmente l'accesso a tale ministero (=servizio!). A tal proposito, sollecitato da un giornalista in uno dei suoi viaggi aerei, ebbe ad affermare che "...il problema di ammettere al padrinato/madrinato una persona non idonea [conviventi... divorziati risposati... n.d.r.] è l'ultimo dei problemi...". Resta invece per il pontefice molto importante la reale accoglienza dentro le parrocchie la vera questione.

Il Vicariato di Castello di Godego, a cui apparteniamo, ha recepito le ultime indicazioni firmate dal Vescovo Gianfranco dopo una lunga riflessione durata alcuni anni.

Accanto alla figura del padrino/madrina, viene "sdoganata" la figura del testimone, già prevista dal Codice di Diritto Canonico e rimasta spesso nell'ombra per il legittimo timore di svalutare ulteriormente la figura del padrino/madrina.

Resta centrale l'adagio "Il padrino/madrina è necessario ma non a tutti i costi" che ci provoca tutti - pastori e famiglie - ad una seria valorizzazione di detta presenza nella vita dei nostri bambini e ragazzi. Da ciò ne deve scaturire un impegno responsabile e adulto a vivere coerentemente la nostra fede dando piena e luminosa testimonianza del credere in Gesù, pur con le nostre comprensibili fragilità e cadute.

Per questo motivo, la figura del testimone ci aiuta a valorizzare il "grano buono" presente in ogni persona soprattutto laddove vi è una evidente incongruenza tra progetto cristiano e vita reale. Nulla vieta, infatti, a tanti fratelli e sorelle feriti dalla vita di trovare nel servizio di testimone  lo sprone per consolidare l'amicizia con Gesù sapendo trasmettere la bellezza dell'essere cristiani anche prendendo spunto dalle proprie esperienze positive o faticose che siano.

Anche per coloro che nel modo di vivere non condividono il progetto cristiano che sta alla base di tutto l'agire educativo della parrocchia è offerta l'opportunità di stare vicino a fratelli e sorelle nella fede "in erba" e possono dare loro una testimonianza di valori umani positivamente vissuti e trasmessi, fermo restando il pieno rispetto che devono alla Chiesa e ai cristiani che in essa - come i bambini e i ragazzi - attingono il senso della vita interrogando Dio su quale sia la loro strada in questo mondo.

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